Storia dell’Eremo

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Maria con il bambino dipinta da Margherita Pavesi nel salone dell’Eremo circondata dai Sette Santi fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria e coronata dai simboli delle 7 principali religioni dell’umanità.

 

Eremo di San Pietro alle Stinche

Cenni storici

La chiesa di San Pietro alle Stinche prende il nome dal vicino castello del quale pochi resti, riconoscibili a mala pena in una casa colonica ora abbandonata, testimoniano l’antica ubicazione, poche centinaia di metri a monte, su una costa delle colline che dividono le valli dei fiumi Pesa e Greve. È proprio l’orografia del luogo che sembra stare all’origine del toponimo.

Il territorio fiorentino venne organizzato in leghe alla metà del XIII secolo, il borro delle Stinche costituì, in questi pressi, il naturale confine tra la Lega del Chianti e la Lega di Val di Greve, rientrando il castello nella prima e la chiesa nella seconda.  Oggi il borro costituisce il confine tra le provincie di Firenze e di Siena.

La prima notizia documentata del castello, che apparteneva alla famiglia fiorentina dei Cavalcanti, sembra essere, per il momento, quella riguardante la sua distruzione. Nel quadro degli sconvolgimenti politici che caratterizzarono la vita fiorentina tra la fine del XIII secolo e il principio del XIV, che dopo gli Ordinamenti di Giustizia di Giano della Bella portarono all’inizio delle lotte tra le due fazione guelfe dei Bianchi e dei Neri, sono da collocare i gravi disordini che raggiunsero un momento di particolare tensione nel giugno del 1304.

Dopo diversi conflitti, il comune di Firenze decise di stroncare le velleità dei fuoriusciti bianchi e ghibellini, cominciando dal castello dei Cavalcanti delle Stinche, verso il quale mosse l’esercito cittadino col podestà, il conte Ruggero di Dovadola.

Tuttavia, o il castello non fu distrutto o venne successivamente ricostruito se nel 1452 gli Aragonesi, durante la loro prima invasione del Chianti, assediarono e presero “la fortezza delle Stinche e fra pochi giorni l’arsono”. Questa volta la distruzione del fortilizio fu definitiva e sistematica e ben pochi resti testimoniano oggi delle antiche strutture del castello medievale dei Cavalcanti in una colonica abbandonata, denominata “Stinche alte”.

La chiesa di San Pietro alle Stinche è ricordata la prima volta nel Libro di Montaperti, del 1260, dove figura come suffraganea della pieve di San Leolino a Panzano.  Il popolo a essa facente capo in quella occasione manda a Firenze sei staia di grano e risulta aggregato al Sesto cittadino di San Piero Scheraggio.

L’architettura della chiesa e degli edifici annessi non è di aiuto per individuare qualche momento particolare nella vita delle Stinche. Nessun elemento formale o strutturale, infatti, denuncia un’epoca precisa: così come si presenta la piccola chiesetta, a unica navatella, potrebbe essere trecentesca o anche più tarda.  Non appaiono tracce di filaretto che possano indicare una costituzione di epoca romanica.  Nell’attuale parete terminale della chiesa sono visibili, all’interno, poche tracce di un arco che poteva dare accesso a un’abside semicircolare, ma anche a una scarsella quadrilatera, vittima in ogni caso del terreno cedevole verso il sottostante borro.

L’esodo della popolazione rurale che ha caratterizzato l’ultimo dopoguerra ha colpito in pieno il popolo delle Stinche, ridotto ormai a poche famiglie e, intorno al 1960, anche il casolare annesso alla chiesa risultava abbandonato.

20150201-185406.jpgNel 1966 i beni appartenenti alla soppressa chiesa parrocchiale di San Pietro alla Stinche furono acquistati dall’Associazione “Amici dell’Annunziata”, nell’intento di sperimentarvi nuove forme di vita monastica.  Quello che è avvenuto in seguito è ormai fatto di cronaca.

(per Italo Moretti in ‘Fraternità’, bollettino di collegamento con gli amici dell’Eremo di San Pietro alle Stinche, quaderno no. 2, pp. 35-40, giugno 1977)

 

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